L'altra faccia della fiorente immagine esposta da Marina Berlusconi sullo stato di salute della Mondadori è un pesante piano di ristrutturazione che l'azienda metterà in atto. Con la richiesta dello stato di crisi. Calcolati 82 giornalisti in esubero fra tutte le testate del gruppo (dei quali oltre la trentina a Panorama), 181 fra il personale poligrafico, e un 35 per cento dei dirigenti.
In due anni, dal primo novembre 2009, Mondadori ricorrerà a pensionamenti e prepensionamenti, con incentivi per chi si dimette subito, e cassa integrazione fino all'uscita per chi non va fuori volontariamente. Saranno inoltre accorpate le redazioni di molte testate. Tutto ciò avviene nonostante il quadro roseo dipinto da Marina Berlusconi, presidente di Fininvest e Mondadori, nell'intervista al Corriere della Sera: aziende in cui lavorano «ventimila persone», aziende «quotate, che creano ricchezza».
La primogenita del premier vanta il recente lancio di Grazia in Francia, così come gli investimenti di questi anni, compreso «un miliardo anche in un 2009 così difficile. E se 13 anni fa su 100 euro di fatturato ne guadagnavamo 4, oggi siamo a quasi cinque volte tanto».
Ma nell'accordo siglato il 29 settembre tra l'azienda Mondadori e i comitati di redazione delle testate, si motiva la necessità dei tagli per il pesante calo di ricavi pubblicitari, con una tendenza al meno 29% nel 2009. Poi la diminuzione delle vendite di copie in edicola negli ultimi quattro anni, fino alla ulteriore perdita del 10,1 nel 2009. Non va meglio la vendita di gadget, Dvd e libri allegati, spesso ciambella di salvataggio per Panorama. Insomma, nel 2008 la Mondadori Periodici ha visto un calo nei ricavi del 14,4%.
VIA GLI «ANZIANI»
A luglio l'assemblea dei giornalisti Mondadori aveva affidato ai sindacati 10 giorni di sciopero. Non ne è stato fatto neppure uno. I Cdr sono riusciti a ridurre il numero degli esuberi (da 104 a 82 e alcuni sono già andati via), ma non a evitare la ristrutturazione che colpisce soprattutto «gli anziani». A 58 anni... L'accordo prevede la richiesta di riconoscimento dello stato di crisi per poter avviare i prepensionamenti (il fondo del governo è esteso ai periodici).
I giornalisti che hanno età e requisiti saranno messi in cassa integrazione fino all'uscita (in pratica vanno già fuori). Chi si dimetterà, tra il primo ottobre e il 31 marzo 2010 avrà un incentivo all'esodo di tre anni di stipendio netto; in altri casi, sempre in cassa integrazione, riceveranno 2000 euro lordi di transazione, e il restante incentivo all'esodo, dichiarando di «non avere più nulla a pretendere».
Il piano si basa sull'accorpamento di testate nelle «U.O.R», unità organizzative redazionali e sulla «flessibilità produttiva» (alla faccia dell'elogio al posto fisso, sottoscritto da papà Berlusconi). Saranno ridotte le collaborazioni non «strettamente correlate alle finalità editoriali della testata». Difficile che vengano toccate le firme di serie A, le più costose.
REDAZIONI MULTIUSO
Eccole, pulite dagli esuberi: quella economica di Panorama si «integrerà » con Economy, diventando «Mondadori Economia». E per il periodico di attualità si ventila la chiusura della redazione romana di via Sicilia, lasciando nella capitale solo un presidio. Diventeranno un unicum «Mondadori Tv», Sorrisi, Telepiù, e le Guide Tv.
Attualità in sinergia per Grazia e Flair; integrate Casaviva e Casa facile; riorganizzate anche Donna Moderna, Tu Style. Da notare la differenza: Ciak, data in forte crisi, rischia di scomparire a «presidio» tra desk e scriventi «specialisti », chiudendo la sede di Roma. A restare intonsa è solo Chi, con Signorini al contrattacco: «La struttura redazionale viene confermata nella sua attuale figurazione