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CONTRATTO/Referendum.
Si vota il 29 e 30 maggio.

FNSI: 23 MOTIVI PER DIRE SÌ

GIOVANNI NEGRI:
“Chi va in pensione? chi ha 58/59
anni e ha già maturato la pensione
piena. Ma sarebbe un sacrificio
ben maggiore se, per tenere
in redazione chi potrebbe
andare in pensione, si mettesse
in Cassa integrazione a 1000
euro al mese chi ha 45 anni,
moglie, figli e il mutuo da pagare.
E’ quanto basta per dire sì”

“Ho verificato con i nostri studi legali se sono in corso o ci sono state cause legate a trasferimenti. Ho parlato con i CdR della Lombardia. Non risulta alcun trasferimento coatto e non mi sembra che la categoria sia stata massacrata dal vecchio art. 22 del Cnlg. Essere preoccupati è giusto, ma speculare e strumentalizzare le preoccupazioni con scenari da incubo mi sembra quantomeno irresponsabile”.


di GIOVANNI NEGRI
presidente dell’Associazione lombarda dei giornalisti

La caratteristica dei nostri Contratti di lavoro è che non piacciono. Non sono piaciuti e sono stati aspramente contestati anche quelli con i mitici aumenti di 700mila lire (anni Novanta), firmati dall’allora segretario della Fnsi Giorgio Santerini. Figuriamoci quello appena firmato da Franco Siddi. Eppure, visti i tempi che corrono, è un buon contratto. Un contratto di difesa l’ho definito. Ma per una parte di categoria è il male assoluto. Lascio perdere la malafede. Cerco di affrontare in sintesi alcuni punti tra i più controversi. Il dettaglio completo lo trovate nel prossimo numero di Giornalismo, tra pochi giorni “in edicola”, con i commenti di Daniela Stigliano e Guido Besana,  vicesegretari Fnsi, che hanno partecipato alle trattative con la Fieg.


C’è una fortissima polemica da parte dei CdR “più forti” sulla “rottamazione dei sessantenni”. Non c’è verso di far capire che l’art. 33 è stato migliorato. Un’azienda non può pensionare nessuno: può farlo solo dopo una trattativa sindacale, seguendo le procedure stabilite dall’allegato D che ne comprovino effettivamente lo stato di difficoltà. Chi va in pensione? Chi ha 35 anni di contributi (nel contratto precedente ne bastavano 30) e un’età che parte dai 59 anni per il 2009 fino ai 62 dal 2014 in poi. Si lascia il lavoro con la pensione piena. Il problema è che si lascia in anticipo rispetto ai 65 anni. Un sacrificio evidente, certo. Ma sarebbe un sacrificio ben maggiore se, per tenere in redazione chi potrebbe andare in pensione, si mettesse in Cassa integrazione a 1000 euro al mese chi ha 45 anni, moglie, figli e il mutuo da pagare.


Altro argomento contestato è la legge 276 che regola il distacco. Gli editori non ne volevano parlare. Il perché è chiaro. Le norme di legge avrebbero consentito agli editori di mandare un giornalista a lavorare per un’altra azienda diversa da quella di provenienza. Il distacco è stato limitato al passaggio da una testata di un’azienda a una testata di un’altra azienda,  ma controllata dalla stessa società. Il sindacato è riuscito a ridurre al minimo gli effetti devastanti della legge. Possiamo sostenere che le leggi si applicano per tutti a eccezione dei giornalisti?


L’art. 22 del vecchio contratto non vieta il trasferimento di un giornalista: se non accetta si può dimettere con diritto all’indennità di preavviso. Oggi la possibilità di dimettersi scatta quando il trasferimento supera i 40 chilometri. Chi critica prevede sfracelli. Non ho la sfera di cristallo, mi baso su quanto è accaduto negli ultimi cinque anni. Ho verificato con i nostri studi legali se sono in corso o ci sono state cause legate a trasferimenti. Ho parlato con i CdR della Lombardia. Non risulta alcun trasferimento coatto e non mi sembra che la categoria sia stata massacrata dall’art. 22. Essere preoccupati è giusto, ma speculare e strumentalizzare le preoccupazioni con scenari da incubo mi sembra quantomeno irresponsabile.


I precari assunti con contratti a termine non avranno un contratto depotenziato ma hanno il trattamento da RO. Un passo in avanti. Guadagneranno circa il 20 per cento in più


Gli scatti sono rimasti 15 al 6 per cento. Tre biennali, 12 triennali. E c’è la moratoria di 9 mesi per chi è in regime biennale. Non c’è la rivalutazione quando si passa di categoria. Un risultato non esaltante, ma sono rimaste intatte la percentuale e la continuità. C’è chi si è esercitato a calcolare “quanto si perde” in cinque e in dieci anni, addirittura in trent’anni. Altri hanno fatto calcoli diversi per dimostrare che non si perde nulla. Esco dai numeri. Mi sapete dire cosa sarà e come sarà il mondo della carta stampata tra cinque anni?


Il contratto riguarda i giornalisti dipendenti e per il lavoro autonomo l’accordo sui tempi di pagamento è insufficiente. L’accordo sul welfare e le delibere Inpgi aiutano i cococo. Per i veri freelance il problema è di legge, e qui sta la critica: il sindacato doveva fare lobby per ottenere dal governo regole per il popolo delle partite Iva, dove non ci sono solo i giornalisti. Un’altra legge, appunto.


C’è chi sostiene che era meglio non rinnovare il contratto e tenerci quello vecchio che non c’era più. E allora si abbia il coraggio di dire che le crisi si sarebbero affrontate solo con i prepensionamenti e con le penalizzazioni delle pensioni che l’ultimo CdA dell’Inpgi ha eliminato, recependo l’accordo sindacale sulla gestione degli stati di crisi. La legge 276 sul distacco verrebbe applicata in tutte le sue articolazioni. I precari avrebbero un contratto depotenziato. L’allegato N sarebbe ancora in vigore. Multimedialità non regolata. Aumento solo con gli euro della vacanza contrattuale e addio contrattazione.


Il nuovo contratto ha portato l’aumento dei minimi: a maggio 140 euro con l’arretrato di aprile. L’anno prossimo 125 euro. Nel 2011 ci sarà l’adeguamento della parte economica, e poi un altro contratto, in condizioni economiche senz’altro migliori di oggi.


E’ un contratto che dà opportunità, conserva le garanzie, limita i sacrifici, difende i più deboli, crea le basi per gestire il futuro attraverso la contrattazione. E’ quanto basta per dire sì.


Milano, 27 maggio 2009


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CONTRATTO. FNSI: 23 MOTIVI PER SÌ A REFERENDUM


Sono già 4.112 i cococo per i quali le aziende hanno cominciato a versare i contributi all’Inpgi/2.


Roma, 27 maggio 2009. Sono almeno 23 i motivi per votare sì al referendum del 29 e 30 maggio sul nuovo contratto dei giornalisti, firmato da Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) e Federazione italiana editori giornali (Fieg) il 27 marzo, «dopo quattro anni di vacanza contrattuale, dopo diciotto giornate di scioperi, dopo che erano intervenuti per favorire l'accordo tutti i partiti, il Parlamento e lo stesso presidente della Repubblica». È l'invito della stessa Fnsi. Il contratto, ricorda il sindacato in una nota, «è stato firmato dopo un anno di trattativa da un gruppo dirigente che aveva avuto precisi mandati dalla categoria e dal congresso di Castellaneta Marina. È stato firmato perché il gruppo dirigente della Fnsi è convinto che il bilancio, nonostante la gravità della crisi internazionale, sia positivo». Questi i motivi, secondo la Fnsi, per sostenere l'accordo:


«Perchè si estende a tutti i media e cancella le discriminazioni per chi lavora nell'online.


Perchè mantiene intatti i poteri dei comitati di redazione.


Perchè la multimedialità dovrà essere contrattata con ciascun cdr.


Perchè aumenta il minimo contrattuale del redattore ordinario di 265 euro.


Perchè mantiene gli scatti in percentuale.


Perchè alza le retribuzioni dei contratti a termine del 38%.


Perchè nella redistribuzione delle risorse economiche si preoccupa dei giovani e dei più deboli.


Perchè introduce un fondo di perequazione per i colleghi pensionati.


Perchè impone maggiori vincoli di legge alle direzioni.


Perchè riconduce la flessibilità al confronto tra cdr e direzioni.


Perchè limita la possibilità delle aziende di richiedere ore supplementari a chi lavora a tempo parziale.


Perchè obbliga le aziende a confrontarsi con il sindacato sull'utilizzo degli stagisti.


Perchè impone alle aziende di organizzare come testate, con direzione giornalistica e rappresentanza sindacale, le tante strutture, sezioni o redazioni nate in questi anni.


Perchè riconosce, per la prima volta, la carriera professionale.


Perchè impone procedure per frenare la corsa al lavoro precario.


Perchè impedisce alle aziende in crisi di utilizzare a loro piacimento gli ammortizzatori sociali.


Perchè gli accordi sul welfare di categoria rendono più difficile la 'rottamazionè dei giornalisti e rafforzano il ruolo del sindacato.


Perchè mantiene intatti articoli fondamentali, da quello sulle tecnologie alla clausola di coscienza, alle norme sui processi sinergici.


Perchè trattando con editori e Governo abbiamo posto a carico delle aziende i contributi all'Inpgi 2 per i parasubordinati.


Perchè abbiamo potuto estendere ai parasubordinati i riscatti, la contribuzione volontaria, l'indennità di malattia e di degenza, l'indennità di maternità nella stessa misura prevista per la gestione principale.


Perchè abbiamo posto le premesse per estendere ai giornalisti lavoratori autonomi il sistema degli ammortizzatori sociali e la assicurazione contrattuale.


Perchè sono già 4.112 i co.co.co per i quali le aziende hanno cominciato a versare i contributi.


Perché un contratto nazionale è essenziale per le tante redazioni che non hanno integrativi». (ANSA).



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Testo in: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3855


Il nuovo Contratto illustrato punto per punto dalla Federazione della Stampa. IN CODA i nuovi minimi + la indennità di contingenza


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Testo in: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3447


Annuncio di Andrea Camporese (presidente dell’Inpgi):


“Via libera al protocollo sul welfare. Più tutela


al lavoro autonomo”. La legge 247/2007 detta anche


regole per la stabilizzazione: 667 cococo potranno essere


assunti per almeno 24 mesi (ammonta a 32 milioni di euro


il costo  di questa operazione a carico completo dell’Inpgi).


 


Nel caso dei contratti cococo le aziende editoriali diventeranno sostituto d'imposta e già quest’anno dovranno applicare le nuove aliquote contributive del 18,75%, per due terzi a carico dell'editore e per un terzo a carico del giornalista. Sarà il committente e non più il giornalista a dover versare alla gestione separata dell’Istituto  l’intera aliquota contributiva.


(servizio a cura di FRANCO ABRUZZO)


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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3751


Giornalisti. Contratto: referendum. Siddi: “La conseguenza di una bocciatura sarebbe l’assenza di un contratto”.


 “Bisogna ricordare che il vecchio contratto è spirato e non produce più effetti progressivi e che il nuovo contratto bocciato potrebbe essere disdettato, ipotesi nella quale ciascun giornalista dovrebbe definire con il proprio editore le condizioni contrattuali”


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Testo in: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3823


Protocollo firmato da Sacconi e Bonaiuti.


RATIFICATA A PALAZZO CHIGI


L’IPOTESI DI ACCORDO DI


RINNOVO DEL CONTRATTO


NAZIONALE DI LAVORO


GIORNALISTICO 26 MARZO 2009.


 


A seguito della ratifica, confermata la piena operatività della rinnovata disciplina collettiva secondo i termini e le decorrenze indicati nel testo. Il Governo – nel ribadire la volontà di realizzare gli Stati Generali dell’Editoria - prende atto con soddisfazione della conclusione positiva delle trattative tra FNSI e FIEG che hanno consentito la firma di rinnovo del CCNL giornalistico e si impegna ad avviare tempestivamente un apposito tavolo di confronto con le parti sociali sulla base delle richieste concordemente avanzate da FIEG e FNSI. Sarà finanziato il Fondo per la “mobilità e la riqualificazione professionale dei giornalisti”. Previsto un intervento per la stabilizzazione (per almeno due anni) di 667 collaboratori coordinati e continuativi iscritti alla gestione separata. Serviranno almeno tre interventi legislativi per attuare le istanze Fnsi/Fieg con la indicazione dei mezzi di copertura. Chiesti dalla Fnsi (con dichiarazione a verbale condivisa dal Governo) gli ammortizzatori sociali anche per i collaboratori autonomi, che perdono il lavoro. IN CODA IL TESTO INTEGRALE DEL PROTOCOLLO.


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Venerdì 29 maggio  e sabato 30 maggio 



referendum sul contratto


nazionale di lavoro giornalistico.


Questi gli orari dei seggi in Lombardia.


 


(www.alg.it) - Il referendum ha carattere consultivo. Hanno diritto al voto in Lombardia tutti i colleghi iscritti all’Ordine dei Giornalisti di Lombardia (non è necessario essere iscritti al sindacato) e nello specifico: chi ha il contratto Fnsi-Fieg - compresi gli articoli 2, 12, 35, 36 e chi ha o ha avuto negli ultimi mesi un contratto a termine - ; chi ha versato nel 2008 il contributo soggettivo all’Inpgi 2 e ha solo reddito da lavoro autonomo; chi è pensionato; chi è in trattamento di disoccupazione Inpgi.


Sono previste, dunque, tre diverse urne: una per i titolari di un contratto Fnsi-Fieg sia a tempo indeterminato che a tempo determinato; una per i lavoratori autonomi iscritti alal gestione separata dell’Inpgi e una per i pensionati (ex contratto Fnsi-Fieg).


I seggi sono allestiti a Milano e nelle province, nei luoghi e con gli orari che seguono:


Milano: sede Alg, viale Montesanto 7, il 29 e il 30 maggio dalle 10 alle 19


Seggi nelle province, aperto venerdì 29 dalle ore 10 alle ore 19         
e sabato 30 maggio dalle ore 10 alle ore 12      


Bergamo: c/o L’Eco di Bergamo, viale Papa Giovanni XXIII, 118


Brescia, c/o Il Giornale di Brescia, via Solferino, 22


Como, c/o la Provincia, via P. Paoli, 21


Cremona, c/o La Provincia, via delle Industrie, 2


Lecco, c/o La Provincia, via della Costituzione, 26


Mantova, c/o Cisl, via Pietro Torelli, 7


Pavia, c/o Consiglio Circoscrizione Pavia storica, pza della Vittoria


Sondrio, c/o La Provincia, via N. Sauro, 13


Varese, c/o La Prealpina, viale Tamagno, 13






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