Parole ferme e ineludibili. Redazione del Messaggero: no alla rottamazione selvaggia dei giornalisti. (con 800-1000 prepensionamenti). Difesa degli scatti di anzianità. IN CODA IL DOCUMENTO.
Roma, 5 dicembre 2008. Per i giornalisti del Messaggero è indispensabile che il nuovo contratto garantisca «la difesa e non la svendita del meccanismo degli scatti di anzianità». Lo dice un loro documento diffuso oggi. La Federazione della Stampa deve poi esprimere una «chiara e immediata presa di distanze» dal progetto che gli editori stanno mettendo a punto, perchè il governo lo trasformi in legge, che mira a mandare in pensione tutti i giornalisti con 58 anni d'età, senza rispettare il criterio della volontarietà. Una «rottamazione selvaggia», che lederebbe i diritti dei colleghi, manderebbe in rovina l'Inpgi, senza peraltro garantire nuove assunzioni. Infine, chiedono che le norme del nuovo contratto non contrastino con gli obiettivi di «qualità, completezza e indipendenza dell'informazione, valori che rischiano di essere calpestati dall'offensiva degli editori». È questo il contenuto di un documento firmato da 180 giornalisti del quotidiano romano, pari a quasi il 90 per cento della redazione, e affidato al Comitato di redazione, in vista della consultazione nazionale dei Cdr in programma l'11 dicembre. (ANSA).
Il documento dei giornalisti del “Messaggero”.
I giornalisti del Messaggero danno mandato al proprio CdR perché, in vista della Consulta Nazionale dei Comitati di Redazione, faccia presente alla dirigenza della Fnsi la necessità di battersi sui seguenti punti della vertenza in corso per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro:
1) Difesa e non svendita del meccanismo degli scatti di anzianità
quale unico strumento residuo di miglioramento salariale;
2) Rifiuto del piano degli editori di mandare in pensione tutti i colleghi con 58 anni anni d'età e 18 anni di anzianità indipendentemente dal fatto che la loro testata sia o meno in stato di crisi: una rottamazione selvaggia, senza rispettare il criterio della volontarietà, che manderebbe in rovina l'Inpgi (sono in gioco dagli 800 ai 1000 prepensionamenti) e non garantirebbe un ricambio. Si parla di un'assunzione al massimo ogni quattro che andrebbero via con il conseguente aumento dei carichi di lavoro su diverse piattaforme per chi resta. I giornali in questo modo verrebbero trasformati in semplici centrali di impacchettamento del prodotto informazione. Su questo piano, che gli editori chiedono al governo di trasformare in legge, c'è bisogno di una chiara e immediata presa di distanze da parte della Federazione nazionale della stampa.
3) Difesa della qualità, della completezza e della indipendenza dell'informazione, valori che rischiano di essere ulteriormente calpestati dall'offensiva degli editori e che vanno invece salvaguardati in nome di una democrazia libera e moderna.
|