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La scomparsa a Viareggio di Giovanni Pieraccini - Ciao Giovanni, ultimo ministro vivente del primo centrosinistra. Giornalista, scrittore, Presidente del Comitato per la Bellezza.

di Vittorio Emiliani (Huffington Post, BLOG 14 luglio 2017)


È morto nella sua città, Viareggio, Giovanni Pieraccini, ultimo ministro vivente del primo centrosinistra, protagonista di tante battaglie politiche e culturali. Avrebbe compiuto 99 anni il prossimo novembre. Laureato in Legge all'allora Collegio Mussolini della Normale di Pisa, divenne presto critico verso il fascismo e poi antifascista e partigiano combattente a Firenze nel 1944 partecipando alla liberazione della città. Socialista, fu direttore del giornale del CLN "La Nazione del Popolo" insieme a Carlo Levi, Vittore Branca, Romano Bilenchi.


Nel 1948 al congresso del Psi si batté per una lista del Psi separata da quella del Pci. Mozione firmata anche da Riccardo Lombardi e Vittorio Foa. Purtroppo battuta da quanti volevano il listone unico, rivelatosi poi disastroso. Giornalista e poi direttore dell'Avanti! si comportò sempre con rigore  e antiveggenza. Eletto deputato, è stato in Parlamento per numerose legislature fra Camera e Senato. Fece parte della delegazione socialista negli Usa per preparare il terreno col gruppo kennediano all'entrata del Psi nel primo centrosinistra organico. Ministro dei Lavori Pubblici nel governo Moro tentò nel '64 per sette volte di far approvare dal consiglio dei ministri una nuova legge urbanistica, ma per sette volte la sua richiesta venne elusa (e ancor oggi ne paghiamo le conseguenze). Ministro per il Bilancio e la Programmazione nel 1966 venne approvato dal Parlamento il primo e unico piano quinquennale che reca dunque la sua firma e al quale aveva lavorato con alcuni compagni degli anni della Normale, per esempio l'economista Giorgio Fuà.


Pieraccini ha ricoperto in seguito altri incarichi di governo, uscendo però abbastanza presto dalla politica attiva per dedicarsi all'impresa pubblica e alla cultura. Grande collezionista d'arte (ha già donato migliaia di stampe al Museo della sua città natale, Viareggio), è stato un presidente di Assitalia molto attivo sul piano delle sponsorizzazioni culturali dotando la società di una collezione d'arte del più alto livello (Boccioni, De Chirico, Balla e altri). Sua l'idea di base di creare a Roma un grande festival musicale e teatrale che utilizzasse le Accademie straniere presenti nella capitale: nacque così il RomaEuropa Festival che da venticinque anni programma in città spettacoli e performance d'avanguardia. È stato presidente molto vitale degli Amici dell'Opera e il vero regista "occulto" del nuovo Auditorium di Roma nell'area del Flaminio dove lo stesso è sorto, col sostegno degli amici di sempre: Goffredo Petrassi, Roman Vlad, Bruno Cagli e tanti altri.


Non ha mai cessato, fino all'ultimo, di occuparsi e preoccuparsi delle sorti politiche del paese, con saggi, libri, interventi e convegni organizzati spesso alla Camera da presidente dell'Istituto di Studi Legislativi (ISLE). Europeista convinto e però molto critico, da socialista autentico, nei confronti della "gabbia liberista in cui ci siamo cacciati", ha cercato fino all'ultimo di dare il proprio vitale contributo alle riforme (quelle vere) della politica e degli strumenti parlamentari. Senza però cessare di occuparsi attivamente di arte e cultura: ha concorso infatti a gettare un ponte artistico fra la sua Viareggio e Pechino con la creazione di un laboratorio internazionale per l'incisione ed ha sviluppato discorsi decisamente avanzati sulla robotica museale. Un giorno mi disse: "Sai che anch'io ero a Woodstock nel 1969?". Di fronte al mio stupore, precisò subito sorridendo: "Sì, ero da quelle parti, ma col musicista d'avanguardia John Cage e con lo scultore Alexander Calder".





 






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