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Corte Costituzionale: necessario un intervento del legislatore che ricomponga il quadro della regolazione della materia pensionistica del settore privato e del settore pubblico. L’intervento normativo dovrà armonizzare le esigenze di ripristinare la legittimità del trattamento pensionistico con l’opposta esigenza di tutelare, in presenza di situazioni e condizioni di rilevanza sociale, l’affidamento del pensionato nella stabilità del suo trattamento, decorso un lasso temporale adeguato e coerente con il complessivo ordinamento giuridico. IN coda la sentenza n. 148/2017.

di ipsoa.it


24.6.2017 - La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 148 del 4 aprile 2017, ha dichiarato l’inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’art. 26 della legge 3 maggio 1967, n. 315, e degli artt. 204 e 205 del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione, dalla Corte dei conti – sezione giurisdizionale per la Regione Calabria. La Corte Costituzionale ritiene necessario un intervento del legislatore che ricomponga il quadro della regolazione della materia pensionistica del settore privato e del settore pubblico, secondo linee coerenti ed omogenee per il settore pensionistico gestito ormai da un unico ente.


Con la sentenza n. 148 del 4 aprile 2017, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’art. 26 della legge 3 maggio 1967, n. 315 (Miglioramenti al trattamento di quiescenza della Cassa per le pensioni ai sanitari e modifiche agli ordinamenti degli Istituti di previdenza presso il Ministero del tesoro), e degli artt. 204 e 205 del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092 (Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione, dalla Corte dei conti – sezione giurisdizionale per la Regione Calabria.


Il giudizio principale trae origine dal ricorso di pensionati, già dipendenti di amministrazione provinciale, avverso provvedimenti con cui l’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), gestione ex Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica (INPDAP), ha rideterminato in peius i trattamenti pensionistici, disponendo, altresì, il recupero nei loro confronti delle maggiori somme erogate.


La decisione della Corte - La Corte Costituzionale rileva che la questione prospettata è diretta a censurare l’intera disciplina recata dall’art. 26 della legge n. 315 del 1967 e dagli artt. 204 e 205 del d.P.R. n. 1092 del 1973, sotto il profilo della sua diversità rispetto alla disciplina della modifica del trattamento di quiescenza del settore privato, dettata dall’art. 52, comma 1, della legge n. 88 del 1989. Quest’ultimo è invocato quale tertium comparationis, in quanto, nel riferirsi testualmente a «errore di qualsiasi natura commesso in sede di attribuzione, erogazione o riliquidazione della prestazione», non distingue, come invece la disciplina del settore pubblico, tra tipologie tassative di errori riscontrabili che danno luogo a possibilità di modifica, né prevede termini per la modifica dei trattamenti. Pertanto deve essere innanzitutto verificato se sussista una giustificata diversità dei sistemi pensionistici del settore privato e del settore pubblico.


La disciplina, nel prevedere la possibilità di rettifica delle pensioni del settore del lavoro privato «in ogni momento» e «in caso di errore di qualsiasi natura commesso in sede di attribuzione, erogazione o riliquidazione della prestazione», non costituisce, quella soluzione “obbligata” della regolazione della specifica materia in esame che, ai sensi della giurisprudenza costituzionale, deve invece ravvisarsi nella normativa invocata in termini di tertium comparationis.


La Corte Costituzionale conclude ritenendo necessario un intervento del legislatore che ricomponga il quadro della regolazione della materia, secondo linee coerenti ed omogenee per il settore pensionistico gestito ormai da un unico ente. Naturalmente si dovrà operare tenendo conto del mutato contesto normativo, ma anche in funzione di valorizzazione dei profili di equità e solidarietà che caratterizzano il sistema previdenziale.


L’intervento normativo dovrà armonizzare le esigenze di ripristinare la legittimità del trattamento pensionistico con l’opposta esigenza di tutelare, in presenza di situazioni e condizioni di rilevanza sociale, l’affidamento del pensionato nella stabilità del suo trattamento, decorso un lasso temporale adeguato e coerente con il complessivo ordinamento giuridico.


Corte Costituzionale, sentenza 04/04/2017, n. 148




 






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