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ASR sulla nuova legge per l'editoria: dal Gabinetto Gentiloni risposte insufficienti per la crisi in atto. Il principio base sul quale ha lavorato il Governo è questo: l'editoria non deve godere di particolari privilegi rispetto al sistema generale. Non deve avere norme di favore su ammortizzatori, prepensionamenti e pensioni. Si alla mobilitazione della categoria. (1. Pierluca Danzi e Spartaco Ense pongono una domanda inquietante: "Incombe la profezia di Philipp Meyer: nel 2043 sarà venduta l'ultima copia di un giornale cartaceo. Ma l'Inpgi dice che nel 2039 ci sarà la svolta positiva per il bilancio dell'Istituto. Lo assicura l'attuario. Dobbiamo crederci o è più prudente chiedere subito il passaggio all'Inps?".).


18.5.2017. I tempi sono importanti.- Fanno la differenza tra un provvedimento in grado di ristrutturare l'industria dell'editoria nazionale, garantendo speranza dopo anni di desertificazione o di somministrare placebo ad un malato grave, magari accontentandosi di fargli cambiare letto.
I provvedimenti che definiscono lo schema di gioco sono tutti lì. Ci saranno altri passaggi attuativi, non di poco conto, primo tra tutti la ripartizione delle risorse a disposizione delle aziende e delle start up ma il gioco è fatto. Il principio base sul quale ha lavorato il Governo è questo: l'editoria non deve godere di particolari privilegi rispetto al sistema generale. Non deve avere norme di favore su ammortizzatori, prepensionamenti e pensioni. Un principio che non si può non sottoscrivere, vista la condizione del paese e gli abusi di un recente passato. E non si può non sottoscrivere un altro principio: il nuovo, per ricevere danaro pubblico, deve essere tendenzialmente digitale e deve avere occupati contrattualizzati e pagati regolarmente.


Questi principi però si calano nei nostri tempi. -  Per l'effetto combinato di crisi economica e rivoluzione digitale il nostro settore ha perso negli ultimi anni quattro euro di valore su dieci. Le ristrutturazioni per salvare posti di lavoro e aziende hanno finito per mangiare la carne viva degli istituti di categoria. Non si sono consolidati modelli di business vincenti. Solo a Roma a vario titolo abbiamo visto e vediamo scardinate redazioni solide centrali o decentrate, da Sky a Libero. Un giornale come l'Unità, scomparsi i contributi pubblici ai quotidiani di partito, è lentamente portato all'eutanasia. Venti non rassicuranti spirano su Mediaset. Sulle agenzie attendiamo l'esito dei bandi, sperando che il meccanismo non porti dritto sulla strada del Tar. 


E qui c'è lo snodo fondamentale. - Stabilite le nuove regole del gioco, è finito il ruolo dello Stato? Lo Stato considera concluso il suo compito? Stampa Romana pensa che il nostro settore non sia come gli altri settori industriali. La libera iniziativa economica deve tener conto dell'articolo 21 della Costituzione, degli equilibri e delle garanzie per i cittadini legati al valore della produzione editoriale, un valore realizzato dai professionisti dell'informazione, i giornalisti.
Tutto il nostro settore ha un valore pubblico, sociale, condiviso senza distinzione di ambito mediale (a proposito, e le tv e radio private restano ancora senza ammortizzatori generali?). E allora pensare che il ruolo dello Stato si giochi in buona parte sulla fine corsa, cioè le nuove regole di ammortizzatori sociali e prepensionamenti, è riduttivo.


Nulla c'è sull'occupazione e sugli incentivi all'occupazione. - Nulla c'è sull'equo compenso. Non si può rinviare al confronto degli editori la partita lavoro. Un po' perchè gli editori continuano a pensare solo a tagli del costo del lavoro, un po' perchè gli editori continuano pesantemente a ristrutturare, non considerando chiusa quest'ultima fase. Non ci pare siano entrati in una prospettiva di rilancio e investimenti. Nulla c'è sulle leggi di sistema che da tempo attendiamo in Italia: dalla difesa dei cronisti dalle querele temerarie, all'abolizione del carcere per diffamazione, dalle norme antitrust alla liberazione della Rai dai partiti. Anche questi elementi sono fondamentali per garantire reddito e un prodotto migliore. Pensiamo al primo punto: la paura di incassare querele determina prodotti omologati che semplicemente non si vendono o si vendono poco e che rappresentano una privazione del diritto democratico dei cittadini ad essere informati. Per questa ragione la Segreteria di Stampa Romana aderisce alla mobilitazione della Fnsi che si svolgerà a Montecitorio il prossimo martedì 24. Alcune strozzature del sistema non ci sono più ma vogliamo pensare che si scommetta ancora sul futuro e la qualità del nostro settore, sul futuro e la qualità dei giornalisti, sul futuro e la qualità della democrazia nel nostro paese.


Segreteria Associazione Stampa Romana


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1. NOTA/Pierluca Danzi e Spartaco Ense sono firme "collettive" di www.francoabruzzo.it




 



 



 



 



 



 






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