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CORDOGLIO - Giovedì pomeriggio era stato colpito da un ictus nella sua abitazione di via Parini, stava lavorando alla pubblicazione del suo nuovo libro. - E' MORTO IL «GALIMBA», DECANO DEI GIORNALISTI - Mario Galimberti, celebre cronista 90enne, è deceduto nel reparto di Neurologia dell'ospedale di Desio


SEREGNO (gza) (dmi) -  Mario Galimberti - celebre giornalista, conosciuto con il soprannome di «Galimba» - si è spento nella prima mattinata di ieri, lunedì, nel reparto di Neurologia dell' ospedale di Desio. Era ricoverato da giovedì in condizioni molto critiche, a seguito di un ictus mentre seguiva in televisione il Giro d' Italia nella sua abitazione di via Parini. Il ciclismo era una delle sue grandi passioni. Trasportato d' urgenza in ambulanza all' ospedale, nelle prime ore di ricovero le sue condizioni apparivano molto gravi ma superata la prima notte il quadro clinico era leggermente migliorato. Poi sono subentrate nuove complicazioni e lunedì, poco dopo le 9, il suo cuore ha cessato di battere. Mercoledì, in Basilica alle 15, i funerali della nota firma del quotidiano «Il Giorno», per il quale aveva continuato a scrivere fino a una decina di giorni fa.
Lascia i figli Valerio e Roberto, quattro nipoti e due pronipoti.
«Insieme a Enrico Sambruni e Pierino Romanò è stata una delle figure che hanno lasciato un segno e tracciato un percorso a Seregno, a cui era molto legato e per la quale si era sempre battuto - ricorda il figlio Valerio - Una figura di rilevanza, presente nel dibattito della città. Il suo lavoro?
Era una passione e un momento di vita. Per arrivare al suo livello, necessariamente, aveva dovuto sacrificare parte del suo tempo per la famiglia anche perché si occupava della cronaca che impone la tempestività, senza orari e senza spazi».
A dispetto dell' età avanzata, Mario Galimberti aveva ancora diversi progetti, a cominciare dalla pubblicazione di un nuovo libro: «Anziani: no, grazie», che sarebbe stato pronto entro la fine di giugno.Una raccolta di testimonianze di vita vissuta, racconti di chi sperimenta la vita da pensionato dedicandosi ai nipotini, di chi ha lavorato per anni in una casa di riposo, di un tecnico che spiega la tecnologia al servizio dell' anziano, per citare qualche esempio.
«Ho vissuto due epoche - ci aveva raccontato pochi giorni fa il «Galimba» - Quella in cui a scuola si scriveva col calamaio e si cercava di racimolare qualche centesimo da spendere in oratorio. A 90 anni sono ancora qui a scrivere e non lo faccio per soldi ma perché è una malattia professionale. La mia è stata una vita dura, fatta di tanti sacrifici, ma mi sono talmente immedesimato nel ruolo di cronista che non ne ho potuto fare a meno».
La sua carriera era iniziata nel 1950 alla «Settimana Sportiva» di Milano. Quindi la collaborazione con il quotidiano «La Notte» nel quale ha mosso i primi passi come cronista di nera, quasi per sbaglio. Galimberti aveva descritto l' incidente che occorse a un giocatore del Seregno e alla sua fidanzata. Il pezzo era piaciuto al direttore, che dallo sport lo aveva passato alla nera. Poi la parentesi al «Corriere Lombardo», al «Corriere della Sera» e nel 1965 l' approdo al «Giorno», dove ha ricoperto l' incarico di corrispondente e per molti anni di caposervizio per la Brianza: «Ai tempi ero l' unico giornalista della Brianza: spesso mi chiamavano nel cuore della notte per seguire fatti di cronaca, voleva dire lasciare a casa moglie e figli».
Con un passato da assicuratore e da calciatore (nel ruolo di terzino), il suo nome resta indissolubilmente legato allo «scoop» della tragedia di Seveso, quando nell' estate del 1976 dall'«Icmesa» fuoriuscì la nube tossica della diossina. Per molti anni era stato il giornalista di riferimento di quel tragico evento, per il quale l' anno successivo aveva ricevuto la «Targa d' oro» dall' allora presidente della Repubblica Giovanni Leone, quale «migliore cronista d' Italia». Autore del libro «La tragedia di Seveso», edito nel 1977, è stato anche ospite delle più importanti televisioni di tutto il mondo come primo testimone del disastro chimico per la carta stampata.
«Schegge di memoria» è l' altro libro scritto da Galimberti e pubblicato lo scorso anno, dedicato alla passione e al lavoro, alla tenacia e alla curiosità di uno dei cronisti più longevi della Brianza, che si spostava con la «Lambretta» e - quando occorreva dettava i pezzi dalla cabina telefonica. Di recente era stato anche premiato dall' Ordine dei Giornalisti della Lombardia per i 50 anni di iscrizione.Tra i tanti aneddoti, Galimberti raccontava di essere sopravvissuto a 17 anni, durante la Resistenza, a un conflitto a fuoco e di esser stato via da casa quattro mesi, vivendo per strada e mangiando pane e riso dove capitava. Lunga la sua collaborazione con la Rai per il «Gazzettino Padano», era stato anche brillante presentatore e addetto stampa del cardinale Dionigi Tettamanzi.«La mia esperienza è stata gratificante e mi ha permesso di girare il mondo - il suo racconto pochi giorni prima del ricovero - Ma a quelli della mia età vorrei dire che è meglio godersi la pensione». La città ha perso un illustre concittadino, il giornalismo un grande interprete. - Marina Doni, Andrea Guazzoni. (Giornale di Desio)





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