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Stampa romana: solidarietà a Claudio Pappaianni (che lavora in Rai a partita Iva). L'unica sua colpa è stata quella di aver tirato fuori fatti e notizie non allineate. Perché l'Asr non denuncia la posizione del collega in Rai al Servizio ispettivo dell'Inpgi?


Roma, 13 febbraio 2017 - La crociata de L'Ultima ribattuta sulle vicende di Piero Di Lorenzo non conosce confini. Nella caccia all'untore sul ruolo in Rai della Ldm Comunicazione, oggetto di indagine della magistratura, è finito il collega Claudio Pappaianni. Per il foglio, Pappaianni sarebbe un "pennivendolo", premiato da Gubitosi con l'assunzione in Rai da inviato di punta per Raitre. Tutto questo per un articolo pubblicato dal Fatto, tre anni e mezzo fa, in cui aveva raccontato degli appalti e degli sponsor politici e aziendali di Piero Di Lorenzo e della sua società. Non si ricorda e non si vuole ricordare che il collega  - un professionista serio, spesso oggetto di minacce per il suo meticoloso lavoro - resta, invece, uno dei tanti, troppi colleghi che lavorano nelle reti Rai a partita Iva, legati alla stagionalità delle produzioni. L'unica sua colpa è stata quella di aver tirato fuori fatti e notizie non allineate. Dunque la sua vicenda deve finire in un più generale tritacarne. A Claudio Pappaianni la solidarietà dell'Associazione Stampa Romana.


Lazzaro Pappagallo/Segretario Associazione Stampa Romana


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NOTA. Resta incomprensibile perché l'ASR - oltre a manifestare la sua solidarietà al collega Pappaianni - non spenda neppure una riga per denunciare all'INPGI quanto scritto nel comunicato, cioè che "non si ricorda e non si vuole ricordare che il collega  - un professionista serio, spesso oggetto di minacce per il suo meticoloso lavoro - resta, invece, uno dei tanti, troppi colleghi che lavorano nelle reti Rai a partita Iva, legati alla stagionalità delle produzioni".





 





 





 






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