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Lettera sull’Ordine.
Libertà moderne
legate a un
nome antico.

Spiegare le ragioni della difesa di un grande strumento di democrazia, di garanzia per l’indipendenza della nostra categoria dai cosiddetti “poteri forti”.

 


From: "Marco Ferini"


To:


Date: Sat, 26 Apr 2008 17:13:39 +0200


Subject: Libertà moderne legate a un nome antico


Caro Franco Abruzzo, sono un giovane collega che conosce bene la nascita e la storia del nostro Ordine. Non devo certo spiegare a te i motivi e le ragioni della difesa di un grande strumento di democrazia, di garanzia per l’indipendenza della nostra categoria dai cosiddetti “poteri forti”. Quello che purtroppo credo non sia ben chiaro a buona parte di chi ci legge, delle persone a cui rendiamo ogni giorno con fatica e sacrificio un servizio che garantisce la libertà di informarsi e di informare, è il ruolo e le funzioni del nostro Ordine. La stessa parola forse porta alla mente immagini antiche, distorte, come quelle di sovrani e tiranni che conferivano speciali garanzie di protezione ai propri affiliati. Sappiamo tutti che non è assolutamente così, ma lo sappiamo noi. Durante questi anni non si è fatto nulla perché la storia e le funzioni di un organo che garantisce un principio democratico fondamentale, con un nome tanto antico anche se nato di recente, si avvicinasse un po’ di più ai nostri lettori. Spiegare la funzione dell’Ordine in modo chiaro, forse aiuterebbe a comprendere il rischio, soprattutto in Italia, dell’abbandono nelle mani di editori e politicanti della nostra categoria. Spiegare che la deontologia e il suo rispetto, anche quando le pressioni da parte di chi ha a cuore solo interessi economici sono forti, è fondamentale. Forse sarebbe il caso di far capire che i giornalisti sono diversi da molti editori. Bisognerebbe far capire che il vero regalo alla dittatura del “si deve vendere” o “si deve servire” è l’abolizione dell’Ordine. Forse bisognerebbe chiedere a Di Pietro in cosa si trasformerebbe la magistratura se lo stipendio di un giudice dipendesse dalla stima che ha nei suoi confronti il ministro della Giustizia. Non credo che se si raccogliessero le firme per l’abrogazione della legge 69/1963 la metà più uno degli elettori italiani voterebbe “sì”, ma questa possibilità mi spaventa, perché voglio continuare a fare il mio lavoro come l’ho sempre fatto: libero di esprimermi. Per questo penso che dovremmo cominciare a rendere chiare quali sono le funzioni di garanzia di questa legge, proponendo noi, per primi, se fosse necessario, una riforma. Si potrebbe però cominciare a spiegare la natura, gli scopi e le battaglie del nostro Ordine, offuscate un po’ troppo da un nome che suona antico e da chi pensa che la libertà di un giornalista possa scivolare via in sordina.


Grazie per l’attenzione


Marco Ferini


 


 





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