INPGI – CARICHE SOCIALI. La corporazione dei pensionati pretende di indicare il nome del vicepresidente, una proposta che è semplicemente indecente.
Il compito dell’Ungp è solo quello di ricordare ogni giorno alla Fnsi e all’Inpgi che c’è prorompente e drammatica una questione delle pensioni erose dall’inflazione e dal cambio euro/lira. La proposta più intelligente è quella di chiedere a tutte le forze politiche che le pensioni, tutte le pensioni, siano tassate sul 50% della loro consistenza lorda.
Nota di Franco Abruzzo
Ricordo innanzitutto a me steso che il Presidente dell’Inpgi (art. 6 Statuto) è eletto dal Consiglio di amministrazione fra i consiglieri e rimane in carica quattro anni. Il Presidente ed il Vice presidente vicario non possono essere eletti nel rispettivo incarico per più di due mandati consecutivi. Il Consiglio generale (69 persone) elegge (art. 11) a scrutinio segreto i dieci componenti (tra i quali obbligatoriamente un pensionato) del Consiglio di amministrazione ai quali si aggiungono il segretario generale della Fnsi (Franco Siddi), il rappresentante dell’Inpgi/2 (Cinzia Romano?), il rappresentante della Presidenza del Consiglio e quello del Ministero del lavoro nonché i due rappresentanti della Fieg. In tutto 16 persone.
Alla prima riunione (art. 12) del Consiglio generale (votano 65 membri su 69), convocata per procedere all’elezione del Consiglio di amministrazione, devono essere presentate una o più liste con non più di dieci candidati sottoscritte ciascuna da almeno 7 consiglieri con diritto di voto. I sottoscrittori non possono essere candidati in nessuna lista. Nessuno dei candidati per l’elezione nel Consiglio di amministrazione può essere presentato in più liste, pena la decadenza da ogni candidatura. L’ elezione è nulla, qualora tra i componenti eletti del Consiglio di Amministrazione non figuri almeno un consigliere generale titolare di pensione diretta. L’elezione avviene a scrutinio segreto con il sistema proporzionale. I voti di preferenza possono essere espressi soltanto nell’ambito di una sola lista, pena la nullità della scheda. Il voto di preferenza costituisce voto di lista. In presenza di più liste l’assegnazione avviene in proporzione ai voti ottenuti e secondo il quoziente elettorale, calcolato dividendo il numero dei voti validi per quello dei seggi cui provvedere. I seggi non attribuiti con quoziente pieno sono assegnati secondo la graduatoria dei resti. A parità di resti il seggio è attribuito alla lista che non ha ottenuto alcun quoziente pieno. A parità di resti tra liste che abbiano quozienti pieni, il seggio è attribuito alla lista che ha ottenuto più voti. Nel caso di quozienti pieni e di voti pari è prescelto il candidato che abbia la maggiore anzianità contributiva presso l'Istituto; in caso di ulteriore parità, il candidato più anziano di età. Per ciascuna lista vengono eletti i candidati che hanno riportato il maggior numero di preferenze. In caso di parità pari è prescelto il candidato che abbia la maggiore anzianità contributiva presso l'Istituto; in caso di ulteriore parità, il candidato più anziano di età. All’interno di ogni lista è possibile esprimere un massimo di sette preferenze. Qualora il Presidente sia un iscritto non titolare di pensione diretta il Vice Presidente vicario deve essere scelto tra i titolari di pensione diretta e viceversa. In sostanza presidente può essere anche un giornalista pensionato.
Ho riportato in maniera sommaria le regole dello Statuto per dimostrare che le elezioni dei 10 membri del CdA sono figlie di una procedura complessa e sono fonte di scontri asprissimi. L’Unione pensionati (un ente inutile da rottamare in fretta) pretende (vedi il documento in http://www.fnsi.it/Default.asp?key=7787&SINGA=S) di indicare il candidato vicepresidente dell’Istituto (“Per quanto riguarda l’elezione della nuova dirigenza Inpgi, l’Unione ritiene suo diritto indicare alle componenti impegnate per definire programmi e nomi, sue specifiche proposte, dando mandato al Presidente di rappresentarle nelle sedi idonee. In particolare l’Unione rivendica il diritto dei rappresentanti dei giornalisti pensionati in seno al Consiglio Generale di indicare i nomi dei colleghi che potranno essere eletti, a cominciare dal vicepresidente, nel CdA dell’Istituto”). Una proposta che è semplicemente indecente. Una modesta corporazione senza capacità di incidere nella vita professionale (ingiusto sarebbe definirla corporazione di nullafacenti) si arroga il diritto di porre un diktat, mentre è in corso il libero gioco tra le componenti sindacali dirette ad individuare i dirigenti “supremi” dell’Inpgi. Sappiamo tutti che della dirigenza della Fnsi fanno parte, con Autonomia&Solidarietà e la squadretta di Siddi anche Stampa democratica e Quarto potere. Queste due ultime componenti hanno due candidati (consiglieri d’amministrazione), Edmondo Rho e Maurizio Andriolo (pensionato e, quindi, destinato, a rimanere vicepresidente). Il terzo rappresentante della minoranza sarà sicuramente espresso dalla componente sindacale romana di “Puntoeacapo” (Silvana Mazzocchi). Il congegno elettorale assegna 7 posti del CdA alla maggioranza (forte di 39 consiglieri generali) e 3 alla minoranza (che schiera 26 consiglieri generali), numeri che poi diventeranno 8 a 4 calcolando le presenze “di diritto” di Franco Siddi e di Cinzia Romano. I 4 rappresentanti del Governo e della Fieg generalmente non partecipano alle votazioni. Questa appare la realtà dei numeri. La presa di posizionati della corporazione dei pensionati è, quindi, una voce destinata a rimanere inascoltata. Il compito dell’Ungp è solo quello di ricordare ogni giorno alla Fnsi e all’Inpgi che c’è prorompente e drammatica una questione delle pensioni erose dall’inflazione e dal cambio euro/lira. La proposta più intelligente è quella di chiedere a tutte le forze politiche che le pensioni, tutte le pensioni, siano tassate sul 50% della loro consistenza lorda.
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