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Stampa

SIDDI-DONATI:
RIPRESI I CONTATTI
SUL CONTRATTO.
Giornalisti: tre anni
senza intesa. A chi giova?

Alberto Donati (Fieg) sostiene che "il fatto che il contratto, uno strumento fondamentale, debba essere rinnovato credo che sia nell'interesse dei giornalisti e degli editori. E' vero sono ripresi alcuni contatti in queste ultime settimane - conferma - per vedere se ci sono le condizioni per tornare al tavolo. Mi sembra che stiano procedendo quanto meno con impegno. Vedremo nei prossimi giorni se questo impegno profuso da ambo le parti ci potrà portare di nuovo al tavolo e quindi avviare una contrattazione classica".

Roma, 28 febbraio 2008.  "Sono tre anni esatti che i giornalisti sono senza contratto. Dopo 1096 giorni sono finalmente ripresi i contatti con la Federazione Editori con molta fatica, con qualche distinguo ma credo cha siamo arrivati ad un punto di svolta ormai indispensabile per aprire una vera e civile trattativa che porti ad un rinnovo in tempi a questo punto ragionevoli, anche se tre anni passati cosi sono per me stati irragionevoli". A dirlo è il segretario della Federazione nazionale della stampa Franco Siddi oggi a Radio 24, dove hanno parlato del tema anche Alberto Donati, capo delegazione Fieg per la trattativa sul contratto e il sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega per l'editoria Ricardo Franco Levi. A proposito del contratto Donati sostiene che "il fatto che il contratto, uno strumento fondamentale, debba essere rinnovato credo che sia nell'interesse dei giornalisti e degli editori. E' vero sono ripresi alcuni contatti in queste ultime settimane - conferma - per vedere se ci sono le condizioni per tornare al tavolo. Mi sembra che stiano procedendo quanto meno con impegno. Vedremo nei prossimi giorni se questo impegno profuso da ambo le parti ci potrà portare di nuovo al tavolo e quindi avviare una contrattazione classica". Da parte sua Ricardo Franco Levi, a chi gli chiede se giova a qualcuno che il contratto dei giornalisti non sia stato rinnovato, risponde: "No proprio a nessuno. Ho ascoltato le parole di Siddi e di Donati e le ho ascoltate con sollievo e speranza perché il Governo, nella persona del Ministro Damiano ed io personalmente, ci siamo tanto impegnati per sollecitare e accompagnare le parti ad un accordo. Ripeto per me è motivo di speranza sentire ora voci che fanno pensare ad una pronta ripresa quanto meno del dialogo. Di certo sappiamo che cominciare a parlare non vuole dire arrivare all'accordo. Però se si vuole nuotare nell'acqua ci si deve buttare". (ANSA).


 


Giornalisti: tre anni senza contratto. A chi giova?


Per la seconda campagna elettorale consecutiva il mondo dell’informazione italiana affronterà un periodo così delicato senza la certezza dell’accordo con la Fieg. 


Il 28 febbraio del 2005, esattamente tre anni fa, scadeva il contratto nazionale dei giornalisti. Da allora è iniziato un susseguirsi di scontri, anche duri, tra la Federazione nazionale della stampa (Fnsi) e quella degli editori (Fieg), che in 1095 giorni non ha portato ad alcun risultato. In realtà, dopo il muro contro muro dei primi tempi, l’autunno caldo del 2006, gli scioperi nazionali, la posizione della Fnsi si è decisamente ammorbidita nei confronti degli editori, è stato deciso di sedersi ad un tavolo per discutere, anche modificando alcune delle richieste per venire incontro all’altra parte in causa, ma niente. La Fieg ha tenuto la propria ferrea posizione e, a distanza di tre anni, la situazione pare più che mai statica. La verità, diceva stamane Alberto Donati, nel corso di una discussione a “Vivavoce”, trasmissione d’approfondimento in onda la mattina dalle 9 alle 10 su Radio24, è che i giornalisti professionisti sono una categoria eccedente, ce ne sono più di quanti realmente ve ne sia necessità, ed è da qui che nascono i problemi con gli editori, che non possono né vogliono tutelare una categoria così strabordante (16 mila circa sono i giornalisti professionisti regolarmente assunti con contratto Fieg; altrettanti sono i free lance e coloro soggetti a contratto a progetto; il resto della galassia, quasi 50 mila, sono i pubblicisti, i giornalisti non professionisti). Donati è il capo della delegazione Fieg per le trattative sul contratto nazionale con i giornalisti e ha partecipato questa mattina alla trasmissione di Alessandro Milan assieme a Franco Siddi, Segretario nazionale della Fnsi, Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria, Luigi Bacialli, direttore di “Canale Italia” ed autore del libro “La Casta stampata” ed Angelo Agostini, professore associato di Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico all’Università Iulm di Milano e coordinatore del Master in giornalismo. La discussione verteva proprio sulla situazione stantia del contratto e sulle possibili prospettive che questo potrebbe assumere in periodo di campagna elettorale e con l’avvento di un nuovo governo. Il governo Prodi uscente, infatti, sollecitato ripetutamente da Napolitano, aveva assunto un ruolo di mediazione nel conflitto tra editori e giornalisti e, pur senza ricavarne grandi risultati, aveva aperto un dibattito (nel corso del quale la Fnsi aveva aperto le porte ad una contrattazione, osteggiata dall’altra parte della barricata), che ora si è arrestato per l’ennesima volta. La caduta del governo e le elezioni anticipate hanno bloccato ogni trattativa e ora, con le elezioni alle porte, i giornalisti si trovano ad affrontare la campagna elettorale in una situazione ancora una volta difficile. È la seconda volta che il mondo dell’informazione italiana affronta il periodo pre elettorale senza un contratto. E nonostante questo è ripetutamente chiamata da più parti ad esercitare il proprio importantissimo ruolo di bilancia dei voti, di altoparlante delle parti in causa. La Fnsi ha più volte discusso sulle problematiche relative all’autonomia, alla libertà ed al pluralismo dell’informazione, in una fase politica così delicata per il Paese. Ma l’attuale condizione di indeterminatezza rende tutto molto più difficile. L’incertezza circa i risultati delle prossime elezioni, poi, rendono pressoché impossibile fare una previsione su quello che sarà il comportamento del futuro governo in merito a questa situazione. Le richieste della Fnsi continuano a riguardare la necessità di una legislazione specifica per il settore, che preveda adeguate leggi di sistema; la riforma dell’ordinamento professionale; una regolamentazione del mercato delle risorse pubblicitarie che non penalizzi nessuno dei soggetti in campo; una legislazione che garantisca anche un’adeguata e reale autonomia del servizio pubblico radiotelevisivo; una riforma del sistema degli ammortizzatori sociali per l’industria dell’informazione, oltre ai soliti nodi del conflitto di interessi e dello statuto dell’impresa editoriale. Le posizioni della Federazione, ben note da tempo, sono queste. Ma dall’altra parte c’è ancora, soltanto, silenzio.(Giuseppe Colucci per  www.newslinet.it del 28/2/2008)


 


 


 


 





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