La normativa nazionale non può contraddire quella comunitaria
Sì agli scatti di anzianità ai precari (Corte di giustizia europea 13.9.2007)
Lussemburgo, 2 novembre 2007. Gli aumenti di stipendio per l’anzianità di servizio spettano anche ai lavoratori precari. E se l’ordinamento statale prevede norme di legge o di contratto che dispongono discriminazioni a danno di questi ultimi, queste norme sono da considerarsi contrarie all’ordinamento comunitario. Così ha deciso la Corte di giustizia europea con una sentenza depositata il 13 settembre 2007. Il provvedimento, di cui si è avuta notizia in questi giorni, riguarda un precario spagnolo, che aveva presentato ricorso al giudice per tentare di ottenere gli scatti di anzianità. Di qui la rimessione degli atti alla Corte di giustizia, che ha affermato il principio di non discriminazione anche nei confronti dei lavoratori a tempo determinato. Anche in Italia, peraltro, la disciplina contrattuale prevede che i precari non possano avere accesso alla cosiddetta ricostruzione di carriera. Vale a dire al procedimento che consente di sommare i periodi di servizio per consentire al lavoratore di avvalersi degli incrementi retributivi connessi all’aumentare dell’anzianità di servizio. Tale limitazione, peraltro, non è prevista solo per i docenti di religione, che hanno diritto ad accedere agli scatti di anzianità dopo 4 anni di servizio. (da www.aziendalex.it)
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