Milano, 23 maggio 2013. Il Tribunale di Milano ha condannato il direttore di Panorama, Giorgio Mulé, a 8 mesi di reclusione, senza sospensione condizionale della pena, in un processo con al centro una presunta diffamazione ai danni del procuratore di Palermo, Francesco Messineo, in relazione ad un articolo del 2010 pubblicato sul settimanale. Condannato a un anno di carcere anche un altro giornalista, Andrea Marcenaro. La notizia è stata riportata oggi da ‘Il Giornale’, dove compare anche un editoriale del direttore Alessandro Sallusti sulla vicenda. Sallusti, lo scorso autunno, era stato condannato in via definitiva per diffamazione di un altro magistrato, Giuseppe Cocilovo, a 14 mesi di reclusione dalla Cassazione ed é finito anche agli arresti domiciliari. A Sallusti, poi, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva concesso il condono della pena. Nel processo milanese Mulé era imputato per omesso controllo in relazione alla presunta diffamazione contestata a Marcenaro, autore dell’articolo su Messineo dal titolo “Ridateci Caselli”. Il giudice monocratico di Milano, Caterina Interlandi, ha anche disposto un risarcimento di 20mila euro a favore del procuratore di Palermo. La sentenza è di primo grado, quindi, prima che la pena diventi definitiva dovrà superare il vaglio della Corte d’Appello di Milano e della Cassazione.(ANSA).
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CONDANNATO MULE’. MONDADORI: VICINI A DIRETTORE E GIORNALISTI. ‘CERTI CHE ENORMITA’ delle CONDANNE TROVERA’ RIPARAZIONE IN APPELLO’
Roma, 23 maggio 2013. Mondadori, “da sempre presidio di libertà e di confronto delle idee, riconosce nell’operato di Panorama, del direttore Giorgio Mulé e della sua redazione i caratteri genetici che appartengono a questa casa editrice: esprimere opinioni, nel rispetto dei fatti e delle persone, ed esercitare il diritto di critica, in particolare su temi di interesse pubblico, è l’essenza del buon giornalismo”. Così la casa editrice in una nota, a proposito della condanna a otto mesi di reclusione per il direttore di Panorama e un anno per il giornalista Andrea Marcenaro. “Mondadori è certa che l’enormità delle condanne troverà riparazione nel giudizio d’Appello. Al direttore e ai giornalisti di Panorama, la casa editrice - conclude la nota - assicura la vicinanza e l’apprezzamento per il lavoro che viene svolto ogni giorno”. (ANSA).
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Giornalisti condannati: sentenza ingiusta e grave causata dall’ingiustizia di una legge, Solidarietà ai colleghi di Panorama, no alla condanna al carcere per diffamazione
Roma, 23 maggio 2013. "Suona incredibile e fuori dal tempo, lontana dai principi del diritto delle moderne democrazie, un pugno rispetto alla giurisprudenza europea sui diritti umani, la sentenza di condanna al carcere per diffamazione a mezzo stampa inferta a tre giornalisti di Panorama. La sentenza, in primo grado, del giudice di Milano a carico di Giorgio Mulè (otto mesi di reclusione senza condizionale), direttore di Panorama, di Andrea Marcenaro (un anno di carcere) e di Riccardo Arena (un anno di reclusione), collaboratore del giornale, bisognerebbe poterla portare subito davanti alla Corte di giustizia europea per i diritti umani di Strasburgo per ottenerne il sicuro annullamento, là tanto palesemente in contrasto con quella giurisprudenza. Il marcio sta nella legge italiana che ancora consente sentenze di questo tipo che diventano, regolarmente, più pesanti quando a presentare querela sono dei magistrati, come in questo caso. Il rispetto per la funzione dei giudici è totale da parte della Federazione Nazionale della Stampa, ma è indispensabile una legislazione diversa che in materia di reati di opinione elimini quanto più possibile elementi di discussione e di sconcerto come in questo caso. E’ evidente che prima di tutto va eliminata la pena detentiva per questo genere di reati, come la Fnsi richiede da tempo e ha sostenuto con forza appena sei mesi fa in occasione del tentativo parlamentare di aggravare, invece, il quadro normativo.Il Sindacato dei giornalisti non chiede l’irresponsabilità per la categoria ma l’efficacia dei vincoli e della disciplina deontologici a tutela dei diritti delle persone, avendo sempre riguardo per il diritto dei cittadini ad un’informazione libera su tutti e su qualsiasi argomento senza censure, tanto meno preventive. Il diritto alla rettifica deve essere altresì rispettato e va anche ricordato che, normalmente, chi esercita funzioni pubbliche ha sempre maggiori possibilità di qualsiasi cittadino di far sentire la propria voce, con gli atti come con le opinioni. L’enormità di una sentenza che appare ingiusta (sia ben chiaro, si tratta di un’opinione) fondata su una legge che è base di ingiustizia rende chiaro quanto sia indispensabile una nuova legislazione di civiltà democratica avanzata e rispettabile.Con questo spirito ai colleghi di Panorama “condannati” va la solidarietà della Fnsi contro il carcere per il reato di diffamazione a mezzo stampa”. (www.fnsi.it)
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Iacopino (Og): “Diffamazione e carcere: una vergogna per il Parlamento”
Roma, 23 maggio 2013. Il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, ha così commentato la sentenza dei giudici di Milano che condanna al carcere tre giornalisti di Panorama:
“Una vergogna, un’altra vergogna per l’Italia la sentenza di condanna al carcere di Giorgio Mulè, Andrea Marcenaro e Riccardo Arena. Non è una vergogna per la magistratura, che qualche spiegazione dovrebbe pur darla senza rifugiarsi sempre dietro il dovere dei cittadini di rispettare le sentenze. La vergogna è per il Parlamento che si è dimostrato incapace di riformare una normativa che ci è costata e ci costerà sanzioni da parte dell’Europa ed è sempre produttore di molte parole, davanti ad ogni sentenza che prevede il carcere per i giornalisti. Il Parlamento ha dimostrato, quando le forze politiche avevano interessi diretti, di essere capace di deliberare provvedimenti costosi per la comunità anche in una manciata di minuti, approvandoli nella stessa giornata sia alla Camera dei Deputati, sia al Senato della Repubblica. Questa indignazione, dai più recitata davanti ad ogni singolo caso, è un insulto per quanti ogni giorno vengono condizionati da quella pistola alla nuca che è la legge sulla diffamazione che rappresenta il principale attentato alla libertà di informazione.Non tutti hanno la forza e la maturità di Mulè, Marcenaro e Arena. Ci sono migliaia di giornalisti di varie età tenuti per anni sotto il ricatto delle conseguenze di una querela minacciata o presentata e della conseguente richiesta di risarcimento. La politica passi dalle parole di solidarietà che evaporano subito dopo essere state pronunciate ad atti concreti. Modificare quella legge che, tutti a parole definiscono vergognosa, richiede davvero poco tempo. Farlo è un atto di rispetto nei confronti dei cittadini, non dei giornalisti che non reclamano impunità: quando sbagliano hanno il dovere di assumersi, in tanti modi, le loro responsabilità, a cominciare dalle previste sanzioni deontologiche”. (www.odg.it)