Milano, 21 maggio 2013. Con 244 sì, 44 no, 6 schede bianche e 2 nulle, la redazione del Corriere della Sera ha approvato l’accordo siglato dal CdR su prepensionamenti e nuovi assetti nel contratto di secondo livello (in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=12123). Avevano diritto di voto 361 giornalisti, ma hanno votato in 296. Alla vigilia del voto i redattori hanno ricevuto un messaggio del CdR: “Cari colleghi, come deliberato dall'assemblea generale di mercoledì 15 maggio, è convocato per lunedì 20 maggio, un referendum dei giornalisti del Corriere della Sera per approvare o respingere l'ipotesi di accordo siglata dal Cdr con l'azienda su prepensionamenti e nuovi assetti nel contratto di secondo livello. Tutti i documenti relativi all'ipotesi di accordo sono già stati inviati per e-mail dal Cdr. A Milano le votazioni si svolgeranno nel seggio allestito al pianterreno; si voterà dalle 11 alle 20 a Milano come a Roma. Per raccogliere il voto dei colleghi impossibilitati a partecipare di persona alle elezioni sarà presente a partire dalle 15.30 un delegato del notaio Valerio Tacchini, dello Studio associato Tacchini-La Porta, che risponderà al numero 02.62.82.71.24. Dopo la chiusura del seggio il notaio Tacchini procederà allo scrutinio dei voti in teleconferenza con il notaio Adolfo Maria Becchetti che procederà a Roma. Un caro saluto e buon lavoro a tutti.
La Commissione elettorale Marco Castoldi Laura Guardini Alessandra Arachi Fiorenza Sarzanini
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IVO CAIZZI: “Mi sembra che con questo accordo si stia un po’ eccedendo con l’impoverimento del Corriere”
Care/i colleghe/i, Vi ho scritto più volte sugli effetti negativi dei piani di tagli & sacrifici nei quotidiani. Avete poi constatato che anche al Corriere con il piano di tagli & sacrifici, promosso e gestito dalla direzione DeBortoli & Fontana, sono spuntate perdite di copie, stato di crisi, circa 50 colleghi fuori, ora altri tagli, forse un altro stato di crisi e 70 colleghi a casa. Potrei continuare…
Ma state tranquilli. Non vi ripeterò che sarebbe meglio attuare un efficace piano di rilancio & sviluppo del Corriere fondato su meritocrazia, competitività, innovazione e ricerca. Nè i miei noti dubbi sugli stati di crisi in Via Solferino e sui privilegi dell’Inpgi. I giapponesi facevano harakiri. Gli integralisti islamici si fanno saltare in aria. Figuriamoci se dei giornalisti non possono decidere di immolarsi, tra l’altro in comode rate (50, 70, la prossima volta quanti? 90?).
Non avendo potuto partecipare all’ultima assemblea mi preme solo segnalarvi che - sbaglierò - ma mi sembra che con questo accordo si stia un po’ eccedendo con l’impoverimento del Corriere. E, se è così, guardate che non va bene. Anche perché avevamo ereditato un grande quotidiano, che – certo a De Bortoli & Fontana molto di più, alla redazione molto meno - ha sempre dato tanto a tutti noi.
saluti, ivo caizzi
p.s. Varie fonti sostengono che, se un giornale perde copie, scivola in stati di crisi e taglia giornalisti, converrebbe valutare se ci sia qualche problema anche nella direzione. Il cdr, che rappresenta sindacalmente tutti (fino al direttore), se ne sta occupando? Magari può aiutare.
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in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=6129
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