La prima parte della riforma dell’Ordine, che nel 2012 ha istituito i Consigli di Disciplina nazionale e regionali, è positiva: snellisce i lavori e consente risparmi di tempo e denaro. Ma non basta.
Ci vuole una radicale modifica legislativa, in tempi brevissimi, che sia capace di ridare autorevolezza all’Ordine nazionale perché tuteli al meglio la professione e la libertà di stampa, senza demagogia, in sintonia con il sindacato e gli altri enti di categoria. Un Ordine che sappia dare risposte concrete in un momento di trasformazione multimediale profonda e crisi gravissima del sistema dell’informazione. Un Ordine che a livello regionale abbandoni le politiche di parte, punti sulla formazione e sulla consulenza ai giornalisti soprattutto disoccupati e freelance.
Se non viene attuata la riforma, l’Ordine diventa inutile e bisognerà trovare altre forme di qualificazione, di riconoscimento e di controllo deontologico della professione giornalistica.
Noi ci impegniamo ad attuare, anche attraverso una proposta legislativa da presentare al Parlamento, i seguenti punti:
Ridurre drasticamente il numero dei Consiglieri nazionali, che oggi sono più di 150
Tagliare i costi di funzionamento, con rimborsi e diarie ridotti all’essenziale, evitando sprechi e turismo a spese dei colleghi
Diminuire fortemente la quota di iscrizione annuale per i giornalisti che non hanno un lavoro stabile e abbattere la “tassa” insostenibile per accedere agli esami di Stato
Passare al sistema proporzionale per l’elezione dei Consiglieri nazionali e regionali, a tutela delle minoranze, e all’utilizzo del voto elettronico, per favorire la partecipazione democratica dei colleghi
Limitare a non più di due consiliature consecutive il mandato per i Consiglieri nazionali e regionali
Rivedere l’accesso alla professione perché avvenga esclusivamente per via universitaria, con laurea triennale e successivo master in giornalismo o biennio magistrale propedeutico all'esame di Stato.
Garantire uno sportello di consulenze gratuite per chi cerca lavoro o decide di mettersi in proprio, promuovendo il progetto di legge già presentato nella scorsa legislatura alla Regione Lombardia, che disponeva aiuti e finanziamenti per le nuove iniziative dei giornalisti
Promuovere e vigilare sulla dignità anche economica dei giornalisti freelance, sinonimo di autonomia professionale e quindi di libertà di stampa, in primo luogo attraverso la piena e immediata applicazione della legge sull’equo compenso
Sostenere la presenza di giornalisti negli uffici stampa, anche con l’obiettivo della stabilizzazione dei colleghi assunti a termine
Attuare compiutamente la normativa sulla formazione permanente dei giornalisti, facilitando quelli in difficoltà e con una particolare attenzione ai nuovi mezzi tecnologici
Abbiamo bisogno di un Ordine che difenda il valore costituzionale della dignità della persona e della verità sostanziale dei fatti.
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