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DAL BAULE DELLA MEMORIA, LA CALABRIA DI BRUNO GEMELLI - “Il grande otto - Storie dimenticate di Calabria”

di Chiara Fera

Dopo il “Gobbo del Quarticciolo”, il giornalista Bruno Gemelli, firma del Quotidiano della Calabria,  ci sorprende con nuove storie e un nuovo libro.  Il baule della memoria e gli scaffali dei ricordi non richiedono alcun ordine particolare. Non si curano della conservazione degli oggetti che ospitano e men che meno della polvere che vi si accumula nel tempo. Essi custodiscono storie, minime, senza una gerarchia di valori. Senza pretese. Le rimembranze vengono ammassate come oggetti accatastati nel soffitto o nella cantina. Singoli pezzi venuti casualmente alla luce per un solo giorno. Articoli di giornali, carta per avvolgere la verdura. Giusto il tempo di essere catturati da qualche benevolo lettore. E poi ricacciati nel silenzio dell’oblio. Profondo e nostalgico l’incipit de “Il grande otto - Storie dimenticate di Calabria” (Città del Sole edizioni): un vero e proprio puzzle i cui pezzi vengono magistralmente ricondotti da  Bruno Gemelli , scrittore ed autore di numerosi saggi (è del   2006 “Calabria, una regione normale” e del 2009 “Il Gobbo del Quarticciolo, vita e morte di Giuseppe Albano”, uno scritto recante apporti inediti sulla Resistenza romana) al comun denominatore del ruolo politico, sociale e culturale che la Calabria ha assunto nel corso dei secoli.  Narrando storie di uomini lontani nel tempo e nello spazio, l’autore ha voluto dimostrare, riuscendovi perfettamente, che la Calabria merita riconoscenza e ammirazione nella memoria di ogni cittadino italiano: in Calabria è stato scritto il primo racconto sulla mafia, prima ancora di Sciascia, infatti, è stato  Saverio Montalto a parlare di mafia  con la sua “famiglia Montalbano”; qui l’invenzione del Carroccio come simbolo politico vent’anni prima della Lega; la battaglia navale di Punta Stilo combattuta durante la seconda guerra mondiale che cambiò il metodo di combattimento via mare e che fu presa ad esempio nelle accademie navali; l’azione del comandante partigiano Federico Tallarico di Marcedusa, detto “Frico”, nella lotta di liberazione dai nazifascisti; la più completa collezione al mondo di Lambrette del parroco di Soveria Simeri don Andrea Bruno, tanto invidiata e agognata dai collezionisti di tutto il mondo; il cooperativismo rosso avviato dall’ingegnere catanzarese Gennaro Miceli; le valli Cupe scoperte dal botanico ed intraprendente  Carmine Lupia a Sersale che nulla hanno da invidiare al Gran Canyon americano; la maestosa  certosa di Serra San Bruno (monumento mondiale dove di recente si è recato in visita il Papa dimissionario), riportata allo splendore, in un frangente delicato della sua vita,  grazie al comunista Quirino Ledda; Alberto de Nobili e Francesco Stocco, eroici garibaldini che contribuirono all’unità d’Italia. E poi ancora l’attività commerciale nel centro di Catanzaro del figlio di Garibaldi; “Il Giro delle Calabrie”, gara automobilistica che sollevò il morale della Calabria arretrata e povera del secondo dopoguerra; il meraviglioso faro di Capo Spartivento, il punto più meridionale della penisola italiana; l’arte di  Mimmo Rotella, “u pittura”, che segnò la storia artistica del Novecento al pari di Dalì e Picasso, e che desiderò essere sepolto nella sua tanto amata Catanzaro . E tante altre storie, tanti altri personaggi le cui gesta, descritte con lucidità  da Bruno Gemelli, suscitano l’orgoglio di essere calabresi. Che deve servire non a erigere barriere di supponenza, del tutto fuori luogo, ma ad indurre chi legge a non smarrire la memoria.  Quello stesso orgoglio, d’altronde,  che Cesare Pavese provò durante il suo confino in epoca fascista   a Brancaleone, dove ebbe modo di elaborare opere importanti della sua produzione,  e che lo portò ad esprimersi così: “La gente di questi paesi è di un tatto e di una cortesia che hanno una sola spiegazione: qui una volta la civiltà era greca” (Lettere, Brancaleone, 1935).





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