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Ma era dimissionario dal 1° marzo.
Renato Farina radiato dall'Ordine
(delibera cancellata dalla Cassazione
civile con la sentenza n. 14407/2011)

Roma, 29 marzo 2007.  Renato Farina, ex vicedirettore di Libero, e' stato radiato, con 68 voti a favore, 5 astenuti, 2 contrari e 4 schede bianche, dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, ''in accoglimento della richiesta avanzata dal Procuratore generale della Repubblica di Milano". Lo riferisce l'Ordine dei Giornalisti in una nota. "Il Procuratore generale aveva argomentato la sua richiesta rilevando che la sospensione di 12 mesi comminata dal Consiglio regionale della Lombardia è 'inadeguata rispetto alla gravità della condotta ascritta ed accertata'. Secondo il Procuratore generale 'il comportamento di Farina va sanzionato con l'ipotesi prevista dall'art. 55 della legge n. 69/63 che punisce con la radiazione la condotta del giornalista che ha gravemente compromesso la dignita' professionale, fino a rendere incompatibile con la dignità stessa la sua permanenza nell'Albo'", riferisce ancora l'Ordine. "La proposta di radiazione avanzata dalla Commissione ricorsi del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti rileva -conclude la nota dell'Ordine- che 'il comportamento di Farina resta incompatibile con tutte le norme deontologiche della professione giornalistica ed ha provocato un gravissimo discredito per l'intera categoria. E non solo in relazione alla vicenda Abu Omar e ai rapporti con Pio Pompa. E' Farina che, nelle sue difese, rivela e rivendica un ruolo in una trattativa con Milosevic, ruolo che autorevoli membri del governo dell'epoca negano abbia mai avuto. E' Farina che fa riferimento a suoi rapporti con un servizio ultrasegreto statunitense (una Cia parallela agli ordini diretti di Condoleezza Rice). E' Farina che dichiara ai magistrati di aver accettato dai servizi all'incirca 30 mila euro'". (Sin/Col/Adnkronos) 29-MAR-07


 


Da vicedirettore ad agente “Betulla”


Milano, 29 marzo 2007.  Renato Farina, l'ex vicedirettore del quotidiano 'Libero' diretto da Vittorio Feltri, è stato radiato oggi dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti per essersi 'arruolato' nel Sismi con il nome di 'Betulla'. Operativamente la vicenda prese il via il 5 luglio 2006 quando il giornalista venne raggiunto da un avviso di garanzia in riferimento all'inchiesta sul rapimento di Abu Omar: l'ipotesi accusatoria formulata dai pm milanesi Armando Spataro e Ferdinando Pomarici era quella di favoreggiamento nell' occultamento di prove nell'ambito del sequestro dell'imam condotto da agenti della Cia. Proprio dai pm, Farina avrebbe tentato di avere informazioni intervistandoli insieme con il redattore della giudiziaria del quotidiano Claudio Antonelli, che e' rapidamente risultato del tutto estraneo ai fatti (come subito ammesso anche dal vicedirettore), sia per l'Ordine professionale che per la magistratura. Nello stesso giorno furono arrestati due dirigenti dei servizi segreti militari, Marco Mancini e Gustavo Pignero per concorso in sequestro. Contestualmente furono indagati i due funzionari del Sismi, Pompa e Seno. Tre giorni dopo, l'8 luglio in un articolo su 'Libero' Farina ammise il suo coinvolgimento. ''Confesso - scrisse -. Ho dato una mano ai nostri servizi segreti militari, il Sismi. Ho passato loro delle notizie, ne ho ricevute, ho cercato contatti persino con i terroristi, mettendo a disposizione le mie conoscenze ma anche il mio corpaccione. Ho usato tutto, secondo me dentro i confini della legalita', di certo scegliendo una scelta morale trepidante ma molto salda''. A quel punto, un procedimento viene subito aperto nei confronti di Farina dall'Ordine dei Giornalisti della Lombardia: procedimento che porta a una sospensione di un anno. Ma il procuratore generale di Milano il 30 ottobre impugna la decisione e chiede la radiazione del giornalista. Il quale risponde dimettendosi dall'Ordine il 1° marzo scorso. Ma oggi viene radiato comunque dal Consiglio Nazionale dell'ordine. Sul fronte giudiziario, dopo la richiesta del rinvio a giudizio, Farina ha patteggiato il 16 febbraio 2007 sei mesi di reclusione, accordati dal Gup milanese Caterina Interlandi, poi convertiti in una pena pecuniaria di 6.840 euro. In questo periodo il giornalista ha subito minacce da gruppi terroristici: l'8 novembre scorso un pacco, contenente un sasso e frasi ingiuriose oltre a rivendicazioni, e' stato trovato sotto la sua casa a Desio (Milano). La firma era del Fronte rivoluzionario per il Comunismo. (ANSA). SI 29-MAR-07


 


Grazia Volo: ricorso al  Tar. Possibile anche


l’azione penale contro chi ha votato la


radiazione. Decisione “per biechi fini elettorali”.


Roma, 29 marzo 2007.  L'avvocato Grazia Volo, difensore di Renato Farina, ha annunciato che presenterà ricorso al Tar del Lazio contro il provvedimento di radiazione adottato dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti nei confronti dell'ex vice direttore di 'Libero'. ''Il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti - ha affermato l'avvocato Grazia Volo - fa campagna elettorale con il caso Farina e decreta la sua radiazione per biechi fini elettorali''. A giudizio dell'avvocato Volo, la decisione dell'Ordine dei giornalisti  è stata assunta ''in carenza di giurisdizione e non tiene conto di varie questioni processuali che erano state sollevate''. Annunciando il ricorso al Tar del Lazio contro il provvedimento, l'avvocato Volo ha spiegato che la decisione di presentare ricorso è stata adottata a tutela della incolumita' del cittadino Farina non più giornalista''. L'avvocato Volo inoltre ha annunciato ''tutte le azioni possibili a tutela di Renato Farina'' anche per eventuali profili di abuso che la decisione dell'Ordine dei giornalisti potrebbe avere''. (ANSA). FL/REN 29-MAR-07


 


Feltri: scriverà in  base alla Costituzione.


Milano, 29 marzo 2007. ''Renato Farina scrivera' per noi in base alla Costituzione che consente fino a ora la libera espressione del pensiero. Non ha attivita' redazionali o incarichi gerarchici, percio' credo che abbia il diritto di dire quello che pensa''. Lo ha detto il direttore di 'Libero', Vittorio Feltri, parlando del suo ex vicedirettore. ''Abbiamo brindato quando Farina si e' dimesso dalla corporazione di cui per fortuna non ha piu' bisogno - ha sottolineato Feltri -. Brinderemo di nuovo anche oggi e anche se c'e' uno stupore divertito perche' viene radiato chi si e' gia' dimesso. D'altro canto anch'io fui radiato dalla Fnsi pur essendo non iscritto da una decina di anni. Sono tuttavia preoccupato per la salute mentale della categoria, compresa la mia''. ''Credo ancora che ci sia la possibilita' di esprimere le proprie idee - ha concluso il direttore - e Renato lo fara' visto che la Costituzione lo prevede, sempre che non si restringano ancora gli spazi di liberta' come le proposte di legge di Pecorella e dintorni prefigurano''. (ANSA). SI 29-MAR-07


 


Ruben  Razzante: non si giudica un ex-collega.


Milano, 29 marzo 2007. Ruben Razzante, segretario della Commissione giuridica del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, ha spiegato di essere uno dei cinque consiglieri che, oggi, durante la votazione per la radiazione di Renato Farina, l'ex vicedirettore di 'Libero', e' uscito dall'aula. ''Ho provato un forte imbarazzo - ha sottolineato Razzante - nell'essere chiamato a giudicare su un ex collega e per questo ho deciso di non partecipare alla votazione. Non entro nel merito del caso Farina. Mi pare che la legge sui servizi segreti e la legge professionale dei giornalisti non lascino dubbi di sorta: collaborare con i servizi segreti, anche solo saltuariamente, equivale a una grave violazione deontologica che va sanzionata in modo esemplare. In questo caso pero', secondo me, c'e' un evidente vizio dma: Renato Farina non ricade piu' sotto la giurisdizione dell'ordine perche' ha restituito la tessera professionale e si e' dimesso''. ''Per altri ordini professionali - ha concluso Razzante - la legge prevede esplicitamente la possibilita' di portare a conclusione il procedimento disciplinare anche in caso di dimissioni. La nostra legge professionale non lo prevede. L'Ordine regionale dei giornalisti del Lazio, nel caso di Aldo Biscardi, non appena questi si e' dimesso, non ha esitato a sospendere il procedimento disciplinare avviato nei suoi confronti. Pertanto noi non dovevamo procedere con la votazione e io ho preso le distanze dal Consiglio solo per questa ragione''. (ANSA).


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Consiglio nazionale-www.odg.it


La Cassazione e la radiazione di


Farina. Le sentenze vanno rispettate


Roma, 4 luglio 2011. Annullata, dalla Cassazione, la radiazione dall'Ordine dei giornalisti dell'ex vicedirettore di Libero, e collaboratore del Sismi dietro compenso, Renato Farina, ora deputato del Pdl.  Farina si era dimesso volontariamente dall'albo dei giornalisti il primo marzo del 2007, quando era venuto a galla che era 'l'agente Betulla', e la cancellazione della sua iscrizione - ad avviso dei supremi giudici - ha comportato "il radicale venir meno del potere disciplinare da parte dell'organo" dei giornalisti per effetto di un "evidente vuoto normativo". La Procura della Suprema Corte, invece, rappresentata da Maurizio Velardi, aveva chiesto la conferma del provvedimento espulsivo.


In particolare, la Cassazione, con la sentenza 14407 della Terza sezione civile, depositata ieri, ha osservato che la legge che regolamenta la professione giornalistica, diversamente da quanto avviene per altri ordini professionali, come quello degli avvocati, non vieta ad un iscritto di dimettersi "in pendenza di un procedimento disciplinare".


"Tale evidente vuoto normativo - ha rilevato la Cassazione - non può peraltro condurre ad una diversa interpretazione della normativa, tenuto conto delle caratteristiche del potere disciplinare che, seppure ispirato a prevalenti interessi pubblicistici, è comunque, per sua natura, esercitabile solo sul presupposto della irrogazione della sanzione disciplinare".


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L'Ordine nazionale dei giornalisti ha l'abitudine di rispettare le sentenze della magistratura. Sempre. Anche quando non coincidono con le decisioni assunte dal suo Consiglio nazionale. Nel caso specifico, la decisione della Cassazione riguarda l'incompetenza dell'Odg nell'infliggere la sanzione della radiazione a Renato Farina per il fatto che lo stesso, a procedimento disciplinare avviato, aveva presentato le dimissioni dall'Ordine.


Nulla la Cassazione dice, e nulla poteva dire, sulle responsabilità di Farina in relazione alla sua peraltro accertata e ammessa attività di collaboratore a pagamento dei servizi segreti. Farina ha patteggiato una condanna a sei mesi di reclusione, commutata in 6.480 euro di multa, e ha ammesso di avere ricevuto dai servizi circa 30.000 euro. Tale attività non è compatibile con le norme deontologiche della professione ed è vietata esplicitamente da una legge dello Stato che impedisce ai servizi segreti di avere, tra altri, “alle loro dipendenze, in modo organico o saltuario, i giornalisti professionisti”.


Farina è stato sospeso per dodici mesi dall'Ordine dei giornalisti della Lombardia in data 28.09.2006 (decisione notificata all’interessato il 5.10.2006). Mentre era in corso il procedimento di appello su ricorso del Procuratore generale (30.10.2006) e dello stesso Farina (02.11.2006), l’allora giornalista ha presentato le dimissioni dall'Ordine, il 1 marzo 2007, recepite – nota la Cassazione – dal Consiglio della Lombardia il 20.03.2007, quando era già pubblicamente fissata la data per la decisione che il Consiglio nazionale ha adottato il 29.03.2007.


Farina, indipendentemente dalla sentenza della Cassazione, non è iscritto all'Ordine dei giornalisti.


 


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Lettera di rettifica di Franco Abruzzo a Enzo Iacopino


(presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti)


con richiesta di pubblicazione ex art 8 della legge 47/1948.


 


Caro Iacopino, leggo il  commento alla sentenza 14407/2011 della Cassazione pubblicato in www.odg.it  e sono senza parole. Il Consiglio nazionale non ha mai notificato la data dell’udienza di appello al Consiglio della Lombardia. La unanime presa d’atto delle dimissioni di Renato Farina era, comunque,  un atto dovuto. Non c’è un obbligo nella legge di sospendere quella presa d’atto. L’illegalità, come ha scritto la Cassazione, è stata commessa dal Consiglio nazionale che ha giudicato un non iscritto all’Albo.


Franco Abruzzo  (già presidente dell’OgL)


Milano, 4 luglio 2011





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