Munzi, due amanti e un mistero di regime in «Mussolini e il mostro di Tolmezzo»
Una bella borghese giovane fascista, at letica e coraggiosa, disinvolta e disinibita, che nel momento del piacere a cavalcioni del suo amante non può fare a meno di ur lare «Duce! Duce! Duce!». Un trentenne antiquario - l’amante -, fascista molto tiepido, che s’impunta a in vestigare su una segreta vicenda di trent’anni pri ma, sfidando il regime e provocandone la violenza. Sono i protagonisti, Giovanna e Raffaello, del ro manzo thriller «Mussolini e il mostro di Tolmezzo», di Ulderico Munzi, giornalista italiano che vive in Francia, a lungo corrisponden te del Corriere della Sera (Marsilio, 355 pagg, 19 euro). Siamo nel 1936, l’anno dell’Impero, nella piccola Tolmezzo, cittadina carnica dove Mussolini era stato maestro elementare fra il 1906 e il 1907. L’antiquario trova, nascosto in un secretaire, un manoscritto che racconta una oscura e drammatica storia di pedofilia, di cui il futuro duce si era occupato perché la vittima era fra i suoi allievi. Perciò lui aveva incitato a «catturare la bestia». Tutto questo però doveva restare nell’ombra: non faceva più parte della biografia del capo del fascismo e non doveva contaminarne l’immagine pubblica. Ma Raffaello e Giovanna sono spinti dall’insopprimibile passione di ricostruire la vicenda e scoprire il mostro, anche a costo di rischiare la vita. Trattandosi di un thriller carico di suspense, non diremo come va a finire.
Comunque l’alternanza fra l’episodio del 1907 e l’avventura del 1936 corre tesa verso un finale che non lascia scampo. Ma il romanzo non si limita a essere un felice esempio di fiction applicata alla storia. In realtà Munzi sfrutta le forme e i meccanismi del giallo in diverse direzioni. Innanzi tutto mette a nudo le ipocrisie, grettezze e prepotenze con cui il regime governava. In secondo luogo ricrea e mostra il clima di asfissia in cui gli italiani vivevano all’epoca. Ma soprattutto sembra dire amaramente: ecco cos’era la società italiana del secolo scorso, guardate cosa si celava dietro propaganda e retorica. Ecco la tabe che ci corrode. (O.G.)
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